Viernes 05 de Diciembre de 2008
Gli africani pensano?
Di Marco Tosatti
La Stampa

“Un pensiero africano”: un libro della Leonardo International rompe il silenzio sui filosofi africani del secolo scorso. E su quelli di oggi.
Questo libro è uno dei primissimi contributi che appare in Italia sul pensiero africano contemporaneo; e ripercorre e ripropone il cammino di riabilitazione di quegli uomini e quelle donne che i filosofi europei avevano giudicato senza "Storia", e privi di "Ragione".
Nelle sue “Lezioni sulla filosofia della storia”, Hegel scriveva: “L’Africa non è un continente storico, non ha alcun movimento o sviluppo da mostrare. Se qualcosa in esso,nella sua parte settentrionale, è propriamente accaduto, esso appartiene al mondo asiatico ed europeo”. David Hume, invece, uno dei fondatori dei concetti di tolleranza, e fra i pilastri del razionalismo europeo, scriveva: “Nessuna produzione ingegnosa è possibile tra i neri, né arti né scienze”.
Per quello che riguarda l’arte ci ha pensato il primo Novecento a fare giustizia di questa affermazione. E Kant stesso giudicava che tra bianchi e neri il diverso colore della pelle riflette, ed è facile intuire in che direzione un grado diverso delle facoltà mentali. E il giudizio non cambia se arriviamo al 1922 e un antropologo di grande fama, come Levy-Bruhl poteva sostenere che il Nero presenta un’incapacità connaturata alla logca e al pensiero discorsivo. Ma se,come si nota nei media, l’Africa sembra scomparsa dal focus dell’attenzione, salvo quando qualche nuova tragedia le offre le prime pagine, per poco tempo d’altronde, altrettanto disinteresse si nota verso la cultura e il pensiero del continente. Nota Barbara Cannelli che “da alcuni decenni, nulle o rarissime le edizioni francesi degli autori africani; le grandi operazioni editoriali portate avanti a metà secolo particolarmente da Présence Africaine segnano il passo nel contesto europeo e africano stesso. Nulla, praticamente è mai stato tradotto in italiano, se non sporadiche eccezioni.
Eppure gli spunti interessanti non mancano. Ne citiamo uno, en passant: e cioè lo studio che un uomo come Frantz Fanon, medico e filosofo, ha fatto delle basi della psicoanalisi classica, sostenendo che “troppo spesso si dimentica che la nevrosi non è costituiva della realtà umana. Lo si voglia o no, il complesso di Edipo fra i negri non è affatto sul punto di comparire…sarebbe facile da dimostrare che nelle Antille francesi il 97% delle famiglie non possono dare origine a una nevrosi edipica. Incapacità di cui ci rallegriamo moltissimo”. Non stupisce che nel disinteresse prevalente questo libro sia uscito fra “I quaderni di Sant’Egidio”, con una prefazione di Mario Marazziti: “Un patrimonio intellettuale così eminente…è ancora a disposizione, e una risorsa culturale per l’oggi è il futuro. Proprio come le materia prime”.