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Mercredi, 23 Mai 2012

Sudan.La promozione umana attraverso le scuole canossiane, grazie anche al supporto di Harambee.

Sudan.La promozione umana attraverso le scuole canossiane, grazie anche al supporto di Harambee.
“E’ l’essere riconosciuti come persone degne d’attenzione, ciò di cui sono più grati” racconta Suor Giovanna Tosi, Provinciale dell’Ordine delle Canossiane, arrivata in Sudan nel febbraio del 2009 dopo 20 anni di permanenza in Malawi e 7 anni in Tanzania. Suor Giovanna parla degli insegnanti che in Sudan, al campo profughi di Jebarona -Khartoum come pure ad El Obeid, hanno frequentato un corso di rafforzamento delle proprie capacità grazie al supporto di Harambee.
Gli insegnanti hanno potuto migliorare la propria formazione in diversi ambiti, da quelli più propriamente didattici a quelli pratico – organizzativi, eppure, ciò di cui sono più contenti è della considerazione che hanno ricevuto, dell’incoraggiamento. Il che non è affatto strano, considerato il contesto. 

A Khartoum, dove le Suore Canossiane sono impegnate dal 1998, sono 58 i maestri, quasi tutti musulmani, che si occupano di circa 1.500 bambini, accompagnandoli dall’ultimo anno d’asilo fino alla prima media. Oggi la Capitale del Sudan, il Paese più grande dell’Africa, è più tranquilla rispetto al 2002, quando imperversava il conflitto decennale tra il Nord, a maggioranza arabo, e il Sud, abitato da una popolazione più africana. A seguito degli accordi di pace tra il Governo sudanese e il Sudan People's Liberation Army (il principale gruppo ribelle del Sud Sudan), si respira ora un’aria meno tesa e soprattutto i centri urbani sono oggetto di importanti rinnovamenti infrastrutturali. Ma basta allontanarsi un po’ dalle città per rendersi conto di quanto sia grave la crisi umanitaria causata dai continui conflitti, investendo non solo il Darfur, provincia occidentale del Paese al centro delle recenti cronache internazionali. Si stima, infatti, che circa 17 milioni di persone non abbiano ancora accesso all'acqua potabile e più di 20 milioni ai servizi igienici per lo
smaltimento di rifiuti organici. Malaria, diarrea e infezioni respiratorie acute continuano a provocare la morte, ogni anno, di oltre 100.000 bambini sotto i 5 anni d'età. Donne e bambini rappresentano, naturalmente, la parte di popolazione più a rischio e questo soprattutto nei campi profughi, dove hanno trovato rifugio più di 4 milioni di sfollati.

In una situazione di tale emergenza, il settore dell’istruzione è tra quelli che resta in maggiori difficoltà. Difatti, le strutture scolastiche che funzionano meglio sono quelle gestite dagli ordini religiosi oppure dalle ONG, mentre il settore pubblico è afflitto da problemi gravi con insegnanti mal pagati o senza stipendi per mesi interi, carenze infrastrutturali e di conseguenza scuole aperte ad intermittenza. “A Jebarona, ad esempio, il campo profughi alla periferia di Khartoum dove vivono 600.000 sfollati –racconta Suor Giovanna- la maggior parte della gente vive alla giornata, abita in case precarie, di fango e yuta, e non ha i mezzi per assicurare una istruzione adeguata ai propri bambini”. E proprio a Jebarona si è svolto uno dei corsi supportati da Harambee e rivolti agli insegnanti che si occupano di circa 100 bambini avviati all’alfabetizzazione di base. “I conflitti restano fuori dalle nostre classi, così come i problemi legati alle fedi, anzi –sottolinea la Provinciale- l’unico dialogo con i musulmani si realizza proprio attraverso le nostre scuole, che rappresentano un luogo di trasmissione dei valori umani”.

Non molto diversa è la situazione ad El Obeid, a 700 km di distanza dalla Capitale sudanese. Qui le Canossiane sono arrivate nel 2000 e da allora si occupano dell’educazione di circa 800 bambini. “I giovani sognano di andare via, di lasciare il Paese nella speranza di una vita migliore altrove”, racconta la Provinciale, “noi li incoraggiamo, attraverso lo studio e la promozione della dignità umana, a crescere e a diventare “agents of change” come diciamo noi. Devono essere loro a farsi promotori di un cambiamento, a lavorare per costruire un Paese migliore” e aggiunge: “ecco perché i corsi destinati agli insegnanti sono così importanti. Non solo per il perfezionamento delle competenze, ma anche per il lavoro motivazionale. Puntiamo alla promozione della
persona integralmente, a partire dalla cura degli ambienti, e insistendo sull’importanza del fare bene il proprio lavoro e questo sforzo è davvero largamente ripagato”.

Suor Giovanna, che abbiamo incontrato a Roma nel corso di una sua breve permanenza, è in partenza per il Sudan. Le chiediamo cosa pensa succederà l’anno prossimo, quando si svolgerà il referendum che deciderà dell’indipendenza del Sud Sudan e la Canossiana, alzando le spalle in un gesto di apparente rassegnazione, ci dice: “abbiamo avuto da poco le elezioni che hanno riconfermato Omar al-Bashir come presidente, ed è in carica da oltre vent’anni. Mah, che vuole che dica, vedremo quel che succederà. Noi ci concentriamo sui nostri giovani, educandoli al rispetto e alla tolleranza”.
Harambee nel 2010 sostiene il progetto: “Miglioramento della formazione scolastica a Khartoum-Jabarona e ad El Obeid” promosso dalla Fondazione Canossiana in Sudan.
Clicca qui per informazioni sul progetto.
 


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