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Harambee - All Together for Africa

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Mercoledì, 23 Mag 2012

Intervista a Josiane Mpeye, medico congolese

La sezione "Dall'Africa" vuole raccontare storie di africane e africani che stanno lavorando al servizio del proprio Paese. Persone normali, che forse non fanno notizia, ma che incarnano la speranza di tutto il Continente. Harambee ha proprio questo obiettivo: far conoscere nel mondo anche quest'Africa che non fa notizia, ma che è la vera Africa.

Il 29 maggio scorso, Josiane Mpeye, dottoressa congolese, ha partecipato all’evento: “Voci per l’Africa”, organizzato da Harambee a Roma, presentando uno dei progetti che Harambee vuole sostenere nel 2006: la creazione di tre cliniche mediche a Kinshasa, collegate all’ospedale Monkole.

Le cliniche sorgeranno nelle tre zone rurali di Kinshasa e offriranno assistenza medica a 600 madri e circa 1000 bambini.

Domanda: Dottoressa Mpeye, Lei rappresenta l’Ospedale di Monkole che quest’anno ha ricevuto, attraverso un programma, il sostegno da Harambee. Crede che eventi come quello al Teatro Olimpico di Roma possano essere utili per sensibilizzare il pubblico europeo?

Mpeye: Assolutamente sì. Harambee offre una grande occasione per comunicare, per raggiungere persone che conoscono l’Africa solo attraverso i soliti clichè; la serata all’Olimpico ci ha dato l’opportunità di rivolgerci direttamente ad un vasto pubblico: credo che Harambee dia all’Africa la possibilità di esprimere se stessa. In Congo, dopo anni di guerra e distruzione, siamo impegnati a ricostruire il Paese su solide basi. La ricostruzione non avverrà solo attraverso i soldi dell’Occidente ma soprattutto attraverso un cambiamento nelle persone stesse e questo va fatto sapere alla gente.

Domanda: il programma che ha presentato è essenzialmente di tipo sanitario ma comprende anche una componente di formazione per lo staff. Pensa che, una volta finanziato, possa essere implementato con successo?

Mpeye: attraverso questo progetto sanitario vogliamo entrare in contatto con chi ha bisogno e occuparci della persona integralmente. La gente, giovani e anziani, malati o in buona salute, costituisce la vera ricchezza dell’Africa. Nelle aree più povere ed emarginate, il supporto materiale è importante ma qualche volta passa in secondo piano nella scala dei bisogni umani. L’attenzione integrale che risevi all’individuo gli permette di crescere in piena autonomia. Questo è un dato essenziale anche se non viene registrato dalle statistiche.

Domanda: Cosa ti aspetti dal pubblico italiano?

Mpeye: Mi aspetto un grande contributo materiale ma anche morale: so che gli italiani si impegnano tanto per darci una mano e sono molto grata per questo. Vorrei far capire alle persone che, come disse il Santo Padre Giovanni Paolo II, quello di cui abbiamo bisogno è di una solidarietà intelligente: che porti sollievo ai bisogni reali. Abbiamo bisogno di aiuto per migliorare la nostra formazione, per una migliore e solida istruzione, ad esempio. Per gli aspetti più materiali, possiamo arrangiarci da soli.

Domanda: il motto di Harambee è: “Aiutiamo gli africani ad aiutare se stessi”. Pensi che Harambee ci stia riuscendo?

Mpeye: Per quello che ho potuto costatare fino ad ora, posso dire di sì. Il tipo di progetti che vengono sostenuti hanno un forte impatto. L’aspetto più importante è che sono promossi dagli africani stessi e ciò vuol dire che rispondono ad esigenze reali e prioritarie e il fatto che siano gestiti dagli africani assicura la loro sostenibilità nel tempo.

 



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