Andare a Luanda fino a un anno fa costituiva un'impresa titanica: duecento cinquanta chilometri da coprire in circa otto o nove ore; oggi, comodamente in tre ore si va e nello stesso giorno si riesce anche a voltare”. Francesco Ferranti, salesiano, è arrivato in Angola nel giugno del 2004 e racconta che da allora la situazione è molto cambiata. “Oggi si costruiscono grattacieli e Luanda è ormai la terza città più cara del mondo”.
Grazie ad una maggiore stabilità politica, a partire dalle prime elezioni politiche del 2008, il governo ha intensificato gli investimenti nelle infrastrutture ma “ai piedi dei grattacieli pullulano le baracche di lamiere ritorte e si moltiplicano gli analfabeti: chi non sa usare un computer o parlare inglese e francese è tagliato fuori”. La corsa al modernismo ha lasciato fuori le zone rurali, nonostante i piani di sviluppo agricolo implementati a partire dal 2005 “l’abbandono della terra, considerata poco attraente, continua a ritmo sfrenato nonostante sia, a volte, l’unica fonte di sostentamento perseguibile”.
I salesiani sono impegnati nella promozione della famiglia nei villaggi angolani a partire dal 1992. Alle attività pastorali e di formazione umana si sono via, via, aggiunte iniziative per il miglioramento delle condizioni di vita della gente, anche economiche e in quest’ottica è stato pensato il progetto per il “miglioramento della formazione professionale in ambito agricolo per i giovani della zona rurale di Ndalatando” per il quale Harambee si è impegnato a raccogliere fondi nel 2010.
“Vogliamo contribuire allo sviluppo economico dell’area di Ndalatando, incoraggiando il ritorno, soprattutto dei giovani, nelle aree rurali” racconta Francesco “e quindi puntiamo all’offerta di percorsi di formazione tecnica, alla creazione di un polo agricolo comunitario per il miglioramento dell’attività di coltivazione, lo sviluppo di orti pilota per nuove coltivazioni e l’offerta di servizi per la trasformazione e la commercializzazione dei prodotti agricoli”: iniziative circoscritte ma di tipo pratico e quindi di grande utilità. “Se rendiamo la terra più attraente, sottraiamo giovani al rischio di deviazione, molto alto in città”.
D’altronde, da sempre, l'Angola è stato un paese autosufficiente in tutte le principali colture alimentari, è stata poi la guerra del 2002 ad interrompere il ciclo. Inoltre, la stragrande maggioranza della popolazione angolana è di tradizione contadina: l’agricoltura é dunque uno strumento centrale per la lotta alla disoccupazione, sopratutto nelle aree rurali più povere. “Il nostro progetto coinvolgerà innanzitutto i giovani, ma particolare attenzione riceveranno le donne capofamiglia che, attraverso la formazione, saranno accompagnate nell’avvio di attività di commercializzazione dei loro prodotti”.
Francesco ci spiega l’iniziativa e le difficoltà da affrontare con realismo, ma anche con tanto entusiasmo: “è difficile dare l’idea della complessità di vivere in un paese sottosviluppato, che esce da una guerra, senza regole, e come è invece bello vedere poco a poco le coscienze svegliarsi, le cose mutare e prendere forma, gli animi risvegliarsi e schiudersi, purtroppo con la possibilità di grandi deviazioni” e ripensando agli anni trascorsi sono numerosi i volti e le storie delle persone incontrate. Ci racconta, ad esempio, di Eva, studentessa ventenne del primo anno del pre universitario di scienze economiche e giuridiche: “il primo giorno di scuola, il 4 febbraio scorso, era già evidentemente incinta. Scherzando le chiesi quando avrebbe partorito e di fare bene attenzione che non accadesse durante le prove del primo trimestre, altrimenti avrebbe potuto crearle problemi!Eva era sempre presente a scuola e un martedì di metà aprile diede alla luce il suo bambino. Una settimana dopo era già al suo posto in classe con una faccia un po' sofferente, ma pronta per il compito in classe e per le prove trimestrali di maggio. Per inciso, ha fatto delle ottime prove e sicuramente questo bambino dovrà essere orgoglioso di sua madre.”
La famiglia in Angola è quanto di più labile ci possa essere. Accade molto di frequente che i figli non conoscano i propri genitori e gli esempi si cercano altrove: in chiesa, a scuola, ma anche in strada. Spesso si costruiscono da sé: ognuno in strada può tornarsi esempio per qualcun altro o anche per se stesso. Francesco, però, ci parla di Placidez, uno studente ventenne del secondo anno di scienze economiche e giuridiche, con due figli e una casa da mantenere: “è impiegato in un supermercato. Terminata la scuola, va dritto al lavoro per un turno di dieci ore. Torna a casa tardi la sera. Lo scorso anno, il primo con me, è stato duro, non ha grandi capacità intellettuali ed all'inizio le insufficienze erano numerose. A fine anno è stato bocciato per poco, ma quest'anno è uno dei più brillanti e, sorridente, si alza alle quattro, accende una candela e studia. Alle sette e venti è a scuola, a mezzogiorno a lavoro e così ogni giorno. Credo che i suoi figli ne siano davvero orgogliosi. Ecco – conclude Francesco - da ognuno di loro ho imparato tanto: la pazienza, l'ingegno, la forza, la resistenza, l'allegria, la disperazione e soprattutto l'amore e la carità!”
Harambee sostiene il progetto per il “miglioramento della formazione professionale in ambito agricolo per i giovani della zona rurale di Ndalatando” promosso dai salesiani dell’Angola.
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